
L’intelligenza artificiale (AI) sta trasformando molti aspetti della nostra vita quotidiana. Ed uno degli ambiti più affascinanti in cui può impattare è, a mio avviso, il public speaking, ovvero la millenaria arte dell'oratoria.
Ho avuto modo di sperimentare personalmente l’uso dell’AI come strumento di supporto per la strutturazione di un discorso, in contesti importanti. Come una conferenza TEDx.
L’esperienza mi ha dimostrando come la tecnologia possa essere un ottimo alleato per gli oratori e i coach di public speaking, se usata con discernimento. Ecco come è andata, di seguito.
I protagonisti di questa esperienza sono stati Marzia, una oratrice TEDx, ed io, che la supportavo come speaker coach.
Marzia sapeva quale idea voleva trasmettere, ma faticava a trovare parole concise e giuste per esprimerla, durante il suo discorso TEDx, da 12 minuti.
Per chi non lo sapesse, TEDx è un programma di eventi locali, organizzati indipendentemente, che seguono il modello delle conferenze TED. Questi eventi promuovono la diffusione di “idee che meritano di essere condivise” su vari argomenti.
All'inizio della sua preparazione, Marzia aveva soprattutto in testa uno slogan, una breve frase: "L'indipendenza è stupefacente". E voleva supportarla attraverso il racconto di 2 storie, che per lei erano particolarmente significative.
Ma rimaneva confuso di quali valori, quali insegnamenti per il pubblico, queste due storie erano portatrici. Perchè non è facile cogliere le tematiche più profonde che una storia veicola. Prendiamo Pinocchio e Cappuccetto Rosso: a un primo livello, Pinocchio insegna a non dire bugie, a rispettare le regole. Cappuccetto Rosso sembra suggerire di ascoltare i consigli della mamma, come evitare il bosco. Tuttavia, una lettura più attenta rivela che Pinocchio è un inno alla paternità, esplorando le difficoltà e i sacrifici di Geppetto. Cappuccetto Rosso, invece, può essere interpretata come una metafora sessuale, in cui il lupo rappresenta la seduzione.
Consci di questo, era dunque poco chiaro - a me e a Marzia - quali erano i messaggi meno ovvi che le due storie di Marzia potevano suggerire, al pubblico. E come potevano supportare lo slogan finale del discorso, "L'indipendenza è stupefacente"?
Ci stavamo ragionando, da qualche giorno, senza avere una soluzione convincente. A quel punto, ho deciso di consultare ChatGPT, fornendo al sistema una descrizione dettagliata delle due storie personali di Marzia. In un istante, l’AI ci ha restituito una serie di tematiche chiave, delineando potenziali insegnamenti che le 2 storie avrebbero potuto veicolare.
Questo input è stato decisivo: Marzia ha subito riconosciuto il messaggio, prima nascosto, che le sue storie potevano trasmettere. E su quello abbiamo lavorato, per condurle al gran finale del discorso.
Il discorso "Come diventare persone indipendenti" è oggi disponibile sulla piattaforma TED e lo puoi vedere anche qui: sarà ancora più facile capire i passaggi sopra descritti.
Un altro aspetto cruciale nella costruzione del discorso è stato trovare una metafora che potesse far visualizzare meglio, al pubblico, la situazione provata da Marzia.
Le metafore sono potenti strumenti retorici, in grado di rendere concetti complessi più accessibili e memorabili per il pubblico. Tuttavia, la scelta di una metafora appropriata non è semplice. E altresi, la scelta di una metafora ovvia è per me un boomerang. “Era forte come un leone” è un’espressione comune e prevedibile: in un discorso su un palco TEDx si può fare di meglio, a mio avviso.
Abbiamo quindi inserito la bozza del discorso in ChatGPT, chiedendo al sistema di suggerire una lista di possibili metafore.
Tra le opzioni proposte, una si è rivelata particolarmente adatta: la metafora delle sabbie mobili. Questa immagine evocativa ha rappresentato perfettamente una situazione che, da lontano, poteva apparire esotica e avventurosa, ma che in realtà nascondeva una pericolosità insidiosa. Proprio la situazione che Marzia stava descrivendo. Ha immediatamente colto la potenza di questa immagine, decidendo di utilizzarla sia come apertura che come chiusura del suo intervento, creando un effetto di circolarità e coerenza nel discorso.
In questo contesto, l’intelligenza artificiale ha potenziato la nostra creatività, fornendoci uno spunto che ha arricchito il discorso, senza sostituirsi al processo umano di elaborazione e scelta delle opzioni.
Nonostante i successi ottenuti con l’AI, esistono situazioni in cui un uso eccessivo o non equilibrato della tecnologia può limitare. Eccone un esempio, con il public speaking.
Esiste un programma di formazione all'oratoria per adolescenti. Si chiama Youth Leadership Program. Uno di questi ha coinvolto formatori che erano in luogo distante da quello degli studenti. Per questo le riunioni sono sempre state tenute in video conferenza Zoom.
Tuttavia, ultimamente, alcuni studenti hanno iniziato a utilizzare ChatGPT per generare interamente i loro discorsi preparati e, durante le presentazioni di esercitazione online, anziché declamarli, si sono limitati a leggerli. Probabilmente hanno pensato che nessuno se ne accorgesse, poiché su Zoom possono leggere direttamente dallo schermo mantenendo il contatto visivo con la webcam.
Ma così l’esercizio di oratoria si riduce a un semplice esercizio di lettura. Non si allena l'abilitità di sviluppare inventio e dispositio: sono due dei 5 canoni della retorica, secondo Cicerone. L'inventio si riferisce alla scelta degli argomenti e delle prove più adatte a sostenere la nostra tesi; la dispositio si riferisce all'organizzazione logica e coerente degli argomenti.
In questo caso, l’AI diventa un ostacolo piuttosto che un aiuto.
Con la premessa di non abusarne, ecco alcuni strumenti di AI che possono aiutarti a migliorare nel public speaking. Oltre al citato ChatGPT, che inserisco per ultimo in lista, esistono altri strumenti di intelligenza artificiale che possono essere utili.
Yoodli si distingue come un allenatore virtuale per migliorare le abilità di public speaking, fornendo feedback in tempo reale su aspetti come velocità, uso di pause, e parole riempitive, ma è orientato principalmente alla lingua inglese. Attualmente, non supporta l’italiano, il che lo rende meno utile per chi prepara discorsi nella nostra lingua. Ho provato personalmente.
Yoodli si può usare anche gratuitamente, fino a 5 discorsi.
Progettato per migliorare la pronuncia e la fluidità in inglese, offre feedback su pronuncia e grammatica. Pronounce è ottimo quindi se si deve preparare un discorso in inglese. O quando desideriamo migliorarci nella lingua d'oltremanica.
Quando l'ho provato, ho mescolato di proposito una parte iniziale del mio discorso in inglese con una parte del discorso in italiano. Pronunce si è dimostrato capace di trascrivere bene entrambe le lingue, sentendo un mio audio, ma nella parte italiana non ha trovato nessuna correzione da fare. È stato molto preciso invece nel correggermi delle espressioni in inglese.
Con la versione free si può registrare 3 discorsi che verranno analizzati dall'AI. Poi, se si vuole continuare ad usarlo, sarà richiesto un abbonamento mensile di 12,2 € al mese.
Verble è un assistente AI per la scrittura di discorsi, ancora è orientato a contesti in lingua inglese.
Ha un piano free e comunque quello a pagamento costa abbastanza poco (solo 9,99 dollari life-time) forse perchè con Chat GPT, vedi sotto, si riesce a fare la medesima cosa con un buon prompt di comandi impostato.
Chat GPT può essere utile per superare il foglio bianco, per scrivere una prima bozza di discorso, anche in italiano, introducendo le tue idee, aneddoti e tematiche che desideri trattare.
A questo proposito, puoi usare un GPT pubblico, che ho creato. Prima di produrre il testo del discorso, il GPT ti rivolge domande precise, del tip0:
In conclusione, l’intelligenza artificiale ha un enorme potenziale per migliorare l’arte del public speaking, soprattutto quando viene utilizzata per stimolare nuove idee, affinare i messaggi e rafforzare la struttura narrativa dei discorsi.
Tuttavia, come riscontrato nei meeting di formazione con degli adolescenti, è importante non cadere nell’eccesso, trasformando l’AI in un sostituto della creatività e dell’esperienza personale. Il segreto, forse come sempre, sta nell’usare la tecnologia come strumento di supporto, senza mai perdere di vista l’autenticità e l’unicità che ogni oratore può portare sul palco.