
Partecipare a un evento TEDx (versione locale e indipendente degli eventi TED) come speaker è un'esperienza che lascia un segno profondo. Me lo hanno testimoniato, in pratica tutti, gli speaker che ho seguito nei TEDx.
In particolare, lo evidenzia in questa video intervista, l'ing. Stefano Sacrato.
Ho avuto il privilegio di collaborare a diverse edizioni di TEDx in Italia, osservando da vicino sia il processo di selezione che quello di preparazione degli speaker.
Molti pensano che per salire su quel palco sia necessario avere un curriculum eccezionale o una carriera consolidata.
In realtà, quello che cercano gli organizzatori di un TEDx è un'idea che valga la pena diffondere. Non serve essere famosi, serve avere qualcosa di unico da dire, in un modo che colpisca, che risvegli, che apra nuove prospettive. E, chiaramente, questa idea deve essere supportata da referenze tangibili, e sarà utile presentarle al colloquio di selezione.
Gli speaker TEDx arrivano sul palco attraverso due strade. Alcuni vengono chiamati direttamente dagli organizzatori, perché noti nel loro ambito o perché la loro storia si collega bene al tema dell'edizione. Altri invece si propongono spontaneamente rispondendo alle open call pubblicate sul sito del singolo TEDx.
Per esperienza, chi si candida a parlare tende a essere più ricettivo nel seguire le indicazioni dei coach. Non avendo (ancora) un nome che li precede, questi speaker si affidano con maggiore fiducia al percorso di preparazione. Ne risultano spesso performance efficaci, costruite con attenzione per il pubblico generalista che c'è in un TEDx.
Al contrario, ho notato che molti speaker già affermati tendono a riproporre discorsi collaudati, spesso tratti da libri o conferenze precedenti pensate per un pubblico specifico. E a seguire meno anche ai consigli del coach di public speaking. Questa attitudine può rendere più difficile adattare il contenuto alle caratteristiche uniche del format TEDx, che richiede chiarezza, sintesi e un linguaggio accessibile a un pubblico ampio e variegato.
In un’occasione, mi è capitato che un'oratore TEDx mi dicesse al primo incontro conoscitivo: “Io sono abituato a parlare a braccio, lo faccio ogni giorno davanti a molte persone. L’argomento che porto al TEDx è poi il mio pane.”. E quell'oratore non partecipò, per vari motivi, al percorso di formazione.
Poi però una volta salito sul palco, nel giorno del TEDx, il risultato fu un discorso poco affilato, con abbondanti preamboli, parentesi aperte e non chiuse, concetti astratti e senza un invito all’azione finale. Ricordo la reazione di diverse persone del pubblico: applauso educato ma sguardi perplessi e una domanda sospesa nell’aria – “Quindi… io cosa ci faccio con tutto questo discorso? Dove lo applico nella mia vita?”
Se hai un'idea che merita di essere condivisa, il primo passo è individuare un evento TEDx attivo. Ogni evento ha una propria autonomia, un proprio team e spesso un tema guida.
Può scoprire i TEDx di prossima organizzazione da qui.
Quando aprono le candidature, vengono richiesti:
Il team selezionerà in base all'allineamento con il tema e al potenziale comunicativo dell'idea.
Un ottimo punto di partenza per capire lo stile richiesto è leggere il libro "Il miglior discorso della tua vita" di Chris Anderson, dove vengono analizzate le tecniche più usate nei talk più memorabili.
Ogni TEDx mette a disposizione degli speaker o un supervisore dei discorsi o, meglio, un team di coach volontari (come accade al TEDx Spoleto o al TEDx Coriano), esperti di public speaking. Il loro compito è accompagnare lo speaker nella costruzione e nella prova del talk.
Chi si lascia guidare spesso riesce a valorizzare al massimo la propria idea, evitando eccessi e trovando il cuore pulsante del messaggio.
Diventare speaker TEDx non è un traguardo riservato a pochi, ma un percorso accessibile a chiunque abbia una storia sincera e significativa. Che tu venga invitato o ti proponga da solo, quello che conta è il desiderio di donare al pubblico qualcosa che lasci un segno.