Come iniziare un discorso senza far scappare la sala

Scritto da
Nicola Di Grazia
Data:
23/10/2025
innova talk

Iniziare un discorso è come accendere un fiammifero in una stanza buia: nei primi secondi si decide se il pubblico resterà a guardare o si metterà a controllare il telefono. È il momento in cui si crea attenzione, fiducia e curiosità.

E, come mostrano i migliori oratori del mondo, non serve cominciare con un “buongiorno a tutti” né con una sfilza di ringraziamenti: serve dire qualcosa che accende la mente di chi ascolta.

Come iniziare un discorso: l’errore più comune

Molti esordiscono con frasi del tipo:

  • “Sono felice di essere qui oggi…”
  • “Prima di tutto vorrei ringraziare…”
  • “Oggi voglio parlarvi di...”
  • "Allora... dunque...."
  • "Buongiorno a tutti" (abbastanza tipico sentirlo in riunioni BNI)

Nessuna di queste aperture cattura davvero. Sono formule di cortesia o espressioni per prendere tempo, non sono scintille narrative.

Servono principalmente a riempire il silenzio. Non a catturare attenzione, che è invece l'obiettivo della parte iniziale di un discorso.

La strategia di Barack Obama: partire da una storia

Barack Obama è un maestro nell’uso del racconto personale come apertura. In molti dei suoi discorsi comincia con un episodio reale, semplice e umano, che diventa il ponte verso il tema più ampio.

Nel suo discorso alla convention democratica del 2004 iniziò così (dopo i rituali "Thank You" al pubblico, per farne diminuire applausi ed ovazioni):

“My father was a foreign student, born and raised in a small village in Kenya…”

In poche parole, ha trasformato la sua biografia in un messaggio di speranza e diversità. Lo storytelling funziona perché crea connessione emotiva prima ancora che razionale. Quando racconti una storia, il pubblico vede qualcosa nella mente. E smette di distrarsi.

Simon Sinek: iniziare con una domanda

Simon Sinek, autore di Start With Why, apre spesso con una domanda che ribalta la prospettiva. Nel discorso TEDx "Start with Why", inizia così:

  • Apre con un’affermazione che rompe uno schema mentale (“We assume…”).
  • Poi passa a una domanda (“Why do you get out of bed every morning?”) per coinvolgere il pubblico e introdurre il suo Why.

Semplice, diretta, spiazzante. Una domanda efficace costringe chi ascolta a entrare in relazione con il tema e con sé stesso. Se usata bene, diventa una porta d’ingresso mentale verso il contenuto del discorso.

Steve Jobs: WIIFM e l'attesa per qualcosa di utile

Quando presentò l’iPhone nel 2007, Jobs iniziò dicendo all'incirca:

“Oggi tanto arriva un prodotto rivoluzionario che cambia tutto. Oggi è un giorno di questi.”

Non spiegò subito come o perché. Lasciò il pubblico in sospeso.

La chiave qui è l’attesa del pubblico nello scoprire un beneficio per loro, che rivoluzionerà le loro vite. In pratica, si dichiara in apertura che c'è qualcosa di utile da conoscere: è la formula WIIFM (What's in it for me).

Vulnerabilità e verità

La ricercatrice Brené Brown apre spesso condividendo un momento di fragilità personale:

“I’m a researcher and storyteller. And the first thing I learned is that vulnerability is not weakness.”

O Steve Jobs ancora, a Standford:

"Io non mi sono mai laureato, anzi questa è la cosa piu vicina alla laurea che mi sia mai capitata."

La sincerità disarma. Un inizio che mostra autenticità crea immediata empatia e fiducia. È rischioso, ma potente.

Come costruire la tua apertura

Puoi scegliere diverse strategie, almeno 6 idee:

  • Una storia breve: qualcosa che hai vissuto o osservato e che introduce il tema.

  • Una domanda provocatoria: “Cosa faresti se…?” o “Perché la maggior parte delle persone…?”

  • Un dato sorprendente: “Ogni giorno pronunciamo in media 16.000 parole, ma circa 30 restano davvero in mente.”

  • Una frase forte o una citazione inconsueta: non un proverbio da calendario, ma qualcosa che faccia pensare.

  • Un contrasto: “Molti pensano che parlare in pubblico sia una questione di voce. In realtà, è una questione di ascolto.”

  • Anticipare cosa di utile ci sarà per il pubblico, se ascolterà: "Tra 15 minuti scoprirete come comunicare meglio con i vostri collaboratori".

La regola dei 20 secondi

Hai circa venti secondi per far decidere al pubblico se vale la pena seguirti (e online, per un reel video i secondi si riducono invece a 3-5).

Non sprecare quei secondi con formule vuote. E qui azzardo un consiglio personale: evita di delegare l’introduzione del tuo discorso alle app di AI (qui una carrellata). Oggi sfornano quasi sempre ganci prefabbricati, già sentiti mille volte. I soliti “ti sei mai trovato in questa situazione…”, “immagina che…”. Proprio quei primi 20 secondi meritano invece tutta la tua attenzione e, soprattutto, un po’ di vera creatività.

Parti da un’idea, non da un saluto. E ricordati che l’inizio non serve a “dire tutto”: serve a far venire voglia di ascoltare tutto.

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