Dell’AI alla standing ovation: come trasformare discorsi pronti in messaggi magnetici

Scritto da
Nicola Di Grazia
Data:
16/01/2026
corso oratoria

L’idea di avere discorsi pronti, impacchettati e pronti all’uso è rassicurante. Dà l’illusione del controllo. Peccato che i discorsi efficaci e pronti, semplicemente, non esistano.

Qualcuno potrebbe obiettare: oggi con ChatGPT posso creare un discorso in due secondi! Vero, tecnicamente si può. Ed è anche il modo più rapido per accompagnare il pubblico verso un sonno profondo. Perché quando un testo nasce così, si sente. L’eloquio risulta corretto, ma piatto, senza tensione, senza rischio.

Un discorso preconfezionato, infarcito di formule generiche e frasi già sentite, viene riconosciuto subito dalla platea. Manca ciò che Cicerone chiamava Inventio: la capacità di trovare argomenti vivi, pertinenti, nati dal contesto e dall’ascolto di chi hai davanti. Ed è lì che un discorso smette di essere un testo e diventa comunicazione.

ChatGPT: utile ma non sufficiente per avere discorsi pronti

Usiamo quasi tutti l’Intelligenza Artificiale come Chat GPT. È un alleato potente per superare il blocco iniziale. Tuttavia, se ci fermiamo alla prima risposta ottenuta, quello che avremo tra le mani sarà un testo asettico, quasi documentaristico.

Aristotele insegnava che la retorica si regge su tre pilastri: Logos (la logica), Ethos (la credibilità) e Pathos (l’emozione). L’AI è bravissima nel Logos, ma fallisce miseramente nel Pathos. E Ethos non sa nemmeno dove stia di casa.

Il risultato? Un discorso che "informa" ma non "muove" nessuno.

Come riconoscere (e correggere) i cliché creativi dell'Intelligenza Artificiale

Per trasformare quella che è solo una "bozza valida" in un intervento di public speaking, devi imparare a individuare ed eliminare i segnali tipici del contenuto generato artificialmente.

Ecco su cosa fare attenzione, sui testi che crea l'AI:

  • L’assenza di vissuto: L'AI non ha una vita, non ha fallito, non ha riso (e quindi non ha empatia). Se il tuo discorso non contiene un esempio personale, un aneddoto reale o una "cicatrice" che puoi mostrare, rimarrà un guscio vuoto. Trovare l'esempio calzante, l'aneddoto personale, spesso è proprio la parte più difficile di un discorso.
    Lo devi fare tu, non l'AI.

  • L’"immagina" senza sensi: L'AI spesso mi suggerisce di iniziare un discorso così "Immagina di trovarti ....in una situazione X, ansiosa, felice, ecc.". Insomma, ama farci immaginare.
    Ma queste frasi non fanno immaginare molto, in verità. Un vero oratore attiverebbe la maggioranza dei sensi, direbbe: "Immagina il rumore dei fogli che cadono mentre le mani ti tremano, sudate...". Devi solleticare i sensi, non dare concetti astratti.

  • Aggettivi e metafore ovvie: dire “un panorama mozzafiato” unisce sostantivo con un aggettivo banale, già sentiti mille volte. L'AI putroppo è campione in questo.Quindi è utile conoscere il pensiero di Alphonse Daudet, per parlare in maniera originale e memorabile: 
“Chi scrive - o parla - con efficacia sa bene che l’aggettivo deve essere l’amante del sostantivo e non già la moglie legittima, perché tra le parole ci vogliono legami passeggeri e non un matrimonio”.Infine, cito un testo da "Amata scrittura" di Dacia Maraini: 
"I luoghi comuni sono spesso legati a delle metafore, ma si tratta di metafore già sentite e masticate. Se leggo “un tramonto da favola”, per esempio, rimango assolutamente fredda. Anzi, mi irrito perché percepisco la volgarità del luogo comune, che oltretutto non mi dice niente su quel tramonto. Mentre se io leggo il poeta russo Esenin che scrive “il tramonto, papavero acceso”, sento subito qualcosa che mi incuriosisce e mi cattura: tutte e due mi parlano di tramonto, ma il primo mi annoia e il secondo mi esalta."
  • Giri vuoti di parole: L'AI produce spesso delle perdite di tempo verbali. Frasi come "Questa non è solo una sfida, ma è anche un vero e proprio viaggio verso il successo" sono ridondanti. Vuote. Si poteva semplificare con "Questo è un viaggio verso il successo", e con l'uso della voce porre pause ed enfasi dove vogliamo.

    Già solo l'esperessione "un vero e proprio" è una di quelle espressioni che non aggiungono contenuto, solo volume. È un un gonfiatore retorico. E, spesso, si può togliere dalla frase o usare appena "un vero".

  • Le transizioni "scolastiche": L'AI usa spesso connettivi come "Inoltre", "In aggiunta", "In conclusione". Nel parlato, queste espressioni risultano rigide e noiose.

Altri "segnali di ovvietà" da evitare

Oltre ai 5 punti precedenti, l'AI tende a cadere in altri tranelli che rendono il tuo discorso banale:

  1. Le liste infinite: Ti propone spesso dei superficiali "5 punti per il successo", ma nel public speaking è meglio approfondire un solo concetto forte che elencarne cinque superficiali.

  2. Il tono costantemente celebrativo: L'AI tende a essere eccessivamente ottimista o retorica. Un discorso vero ha bisogno di contrasti, di momenti di ombra per far risplendere la luce della soluzione. Di "cerchi" non chiusi, che lasciamo chiudere con l'intuito al nostro pubblico.

Dalla bozza al cuore del pubblico

Non cercare discorsi pronti. Usa pure l’AI come base di partenza: per organizzare dati, mettere ordine alle informazioni, chiarire una struttura.

Poi però entra in campo tu. Sostituisci i giri di parole vuoti con la concretezza, soprattutto se parli a persone che decidono in fretta. Rimpiazza i cliché con le tue storie. E lascia da parte le astrazioni e le espressioni vaghe tipiche dell’AI di oggi, preferendo immagini vivide e situazioni riconoscibili.

Se vuoi approfondire come farlo davvero, anche attraverso esercizi pratici guidati da un formatore, trovi tutto nella pagina del corso di public speaking.

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