Come parlare lentamente seguendo l'esempio dei grandi oratori

È meglio parlare più veloci o più lenti?

parlare lentamente

Numero di parole per minuto, dei vari presidenti USA

Dipende.
Parlare lentamente suggerisce al pubblico un oratore calmo e confidente. Ma potrebbe anche annoiare, l'ascolto di un ritmo molto blando.

La miglior soluzione è probabilmente alternare ritmi lenti a intervalli più veloci.

Comunque, se parlerai usando tra le 133 e 188 parole al minuto, puoi stare tranquillo: sei in una buona media.
É una media che considera discorsi Presidenziali (tendenzialmente molto lenti, con Trump "campione" di lentezza e J.F.Kennedy tra i più veloci) e altre situazioni di oratoria, come i TED Talks (in cui le parole per minuto sono in media 160). L'analisi è stata fatta dal blog "Six Minute".

In ogni caso, se sei un oratore alle prime armi avrai la tendenza ad accelerare il discorso.

Quindi, qualche consiglio per decelerare i tuoi discorsi ti sarà utile.

 

5 consigli per esercitarsi a parlare lentamente

  1. Articolare
    Articolare significa emettere i suoni distintamente dalla bocca, pronunciare le parole con chiarezza. Per fare questo, ti puoi esercitare parlando davanti ad uno specchio. Pronunciate bene le vocali e date il giusto peso alle consonanti, senza confondere "m" con "n", "p" con "t". Un buon esercizio consiste nel prendere una matita pulita, metterla di traverso in bocca e leggere un testo cercando di essere comprensibili. Quando toglierai la matita, ti accorgerai che l'articolazione sarà migliorata.
  2. Gesti più lenti
    Il ritmo e la velocità del discorso sono molto influenzati dai nostri movimenti. Per parlare più lentamente aiuterà fare movimenti lenti con le mani. Muovete mani e braccia in modo circolare come se foste dei direttori di orchestra che dirigono una musica lenta e rilassante.
  3. Respirare
    La respirazione diaframmatica (di pancia) aiuta ad avere il controllo degli elementi espressivi della voce. Per parlare più lentamente, avere una buona respirazione è un elemento importante.
  4. Sorridere
    Quando sorridi allarghi la bocca, di conseguenza rallenti l'emissione di parole e fai delle pause.
  5. Le pause
    Tra un periodo e l'altro, tra un concetto e l'altro, fai delle pause. In Toastmasters, l'organizzazione mondiale che forma i suoi soci nel public speaking, nelle riunioni c'è addirittura un ruolo specifico per contare le occasioni perse a non fare pause: si chiama "Ah counter".
    E come vedi in questo video, Obama è un maestro della pausa-"suspance": https://www.youtube.com/watch?v=0MPcPNxW2WM

Nella comunicazione interpersonale è importante avere la capacità di dare feedback - delle valutazioni - per aiutare a migliorare l'ascoltatore o, in contesti aziendali, per far crescere il team.

In verità, è necessaria una capacità doppia: dare e saper ricevere feedback.

Ecco allora un rapido video, con alcuni consigli per i feedback efficaci in azienda.

Il processo del feedback, che rientra sempre nell'area del public speaking, viene diviso in:

  1. preparazione del feedback;
  2. dare il feedback;
  3. gestire la risposta.

Buona visione.

Dare feedback: il video

6 tipologie di reazioni al feedback

É spesso sottovalutata la terza tappa: gestire la risposta di chi ha ricevuto la nostra valutazione.

E la parte più importante del processo di feedback è la gestione dell’aspetto emotivo.

Va saputo gestire e ascoltare bene la risposta.

Sono 6 le più comuni tipologie di reazioni che potrai avere:

  • C’è chi fabbrica scuse. E con questi, potresti riflettere sulla paura di ammettere che c’è un problema  o la paura di cambiare atteggiamento.
  • Chi perde le staffe.
  • Il perfezionista: in questo caso la persona si sente spesso molto in colpa, quando pensa di aver deluso il suo leader. Quindi meglio andarci più soft, con lui.
  • L’ipocrita: cioè ascolta, è d’accordo con te, ma poi non modifica niente.
  • L’emotivo: con lui, meglio tenere a portata di mano dei fazzoletti.
  • Il dipendente maturo e disposto a migliorare: a questo livello dovremmo riuscire a portare un giorno tutti gli altri.

Bonus: 5 regole sul feedback consigliate dal Sole24ore

Sul tema dei feedback in azienda, ho trovato interessante anche questo articolo del 2018, sul Sole24ore.

Elenca 5 regole per dare un feedback efficace. Sono chiare e coincise, eccole:

1. Focalizzatevi sempre sui comportamenti e non sulla persona;
2. Non generalizzate, siate specifici;
3. Evidenziate le conseguenze del comportamento osservato;
4. Utilizzate solo vostre informazioni legate a ciò che avete notato;
5. Concordate con il vostro collaboratore un’azione di miglioramento.

Recentemente mi è arrivata questo messaggio in email, da una persona che non conosco.
(ho aggiunto io i 3 colori, per evidenziare un concetto)


Questo periodo di PANDEMIA ha trasformato e cambiato la nostra vita in maniera drammatica. Anche i nostri rapporti sociali hanno subito repentine modifiche.
Da qui nasce la voglia e la possibilità di offrire un nuovo mezzo, moderno ed efficace, che possa dare la possibilità di rimanere vicino alle persone offrendo un sistema di comunicazione a distanza COMPLETAMENTE GRATUITO.
Nell’ambito del progetto “solidarietà digitale” la Focus Holding ha realizzato  “Nome Prodotto” un’applicazione di video conferenza. Con Nome Prodotto puoi creare Stanze per ospitare seminari, corsi, o partecipare ad altri meeting condividendo semplici link di accesso.

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Questi i miei personali riferimenti :
Nome del Venditore, telefono, email, ecc.


Analizziamo.

La struttura del messaggio sarebbe anche solida e nemmeno troppo lunga:

  1. Introduzione con un problema;
  2. soluzione con alcuni benefici;
  3. call to action (invito ad una azione) con il link.

Ma c'è un problema che spicca: il discorso è presentato con un'ovvietà e superficialità imbarazzanti.

Dalle prime righe, il lettore pensa: "questo lo so già..., la pandemia, la drammaticità, ecc.". Se fossimo degli alieni, forse, non lo sapremo.

E ci sentiamo già annoiati subito nell'incipit.

Come dice, con altre parole, Florian Mueck, in questa introduzione siamo davanti ad un IKIA: il lettore o l'ascoltatore pensa "I know It already". IKIA.

Per attirare l'attenzione nell'inizio di un discorso, è certamente utile approcciare un problema o un'opportunità. Ma avere uno schema non è quasi nulla. Perché se descrivi in maniera superficiale e con frasi cliché, si brucia l'attenzione iniziale del pubblico e la nostra credibilità come comunicatori empatici.

Oggi, nel 2021, di fronte ad una platea di giovani imprenditori esordire con: "Siamo di fronte ad una rivoluzione digitale!". É l'ovvio, noioso, è IKIA. Lo sappiamo già.

É probabile che il prossimo pensiero di chi ascolta sia "Fammi vedere se ho delle notifiche sul cellulare perché qui la situazione si preannuncia noiosa....".

Consiglio d'oro quindi: evita la superficialità sopratutto nell'introduzione, nelle descrizione del problema che sarà il motore del tuo discorso persuasivo.

Un discorso persuasivo è un pò come sedurre: immagina allora la reazione di una bella ragazza che viene approcciata con una ovvia frase da rimorchio. Occhi al cielo o silenzio sfuggente. Così, interiormente, farà il pubblico quando sente un approccio banale.

 

In un Webinar dell'agenzia formativa Quec, nel 2022, ho parlato di retorica (l'antica arte di persuadere attraverso i discorsi).

É stato approfondita la struttura e le tecniche di un discorso persuasivo, dividendolo in 3 momenti: come iniziare il discorso, il corpo e la conclusione.

Iniziare un discorso persuasivo: pain o gain?

Nell'introduzione di un discorso persuasivo è efficace presentare un problema.

O possiamo anche presentare per prima il beneficio, l'opportunità, e non necessariamente dobbiamo parlare sempre di "problemi" al nostro pubblico.

Problema o beneficio, "pain" o "gain", sono comunque 2 facce della stessa medaglia. E non devono mancare nel tuo discorso persuasivo.

Ma, in prevalenza, su quale puntare l'incipit del discorso?
Esempio, con una macchina da comprare: meglio parlare più degli argomenti in colonna a destra o a sinistra?

Gain - beneficio Pain - problema
Il prestigio di possedere una nuova, bella macchina. "Sono imbarazzato a dare un passaggio ai clienti in questa vecchia macchina."
La sensazione di sicurezza, per il sistema di Air Bag e la solidità della carrozzeria. "Se facciamo un incidente con la macchina, i miei figli non sono al sicuro"
"Questa macchina nuova ha 5 anni di garanzia!" "Sono frustrato: quasi ogni mese questa macchina la devo portare dal meccanico."

La risposta giusta è in base all'ascoltatore: quando sappiamo se il decision-maker è più orientato ai benefici oppure è più spinto a prendere decisioni dal problema.

Ma la maggioranza delle volte, non sappiamo come è il pubblico - il decision-maker - davanti a noi.

In questi frequenti casi di public speaking, l'oratore ha spesso la tendenza a non voler apparire quello che parla di cattive notizie o di problemi, come scrive R.Cialdini nel suo libro "Le armi della persuasione", nel capitolo "Simpatia".

Cialdini parla di un esperimento in cui le persone riportano la "cattiva notizia" in modo sminuito e sintetizzato, per paura di passare da "messaggeri di sventura", mentre l'informazione quando è positiva viene riferita, dagli stessi, con ricchezza di particolari.
Nel dubbio, quindi, un oratore potrebbe ragionare così. E presenta "timidamente" o in maniera poco approfondita il problema.

Inizio del discorso: prima le cattive notizie

Secondo uno studio del 2013, in Personality and Social Psychology Bulletin, la maggioranza delle persone che hanno da dire una buona e una cattiva notizia, preferiscono condividere quella bella, per prima.

Al contrario dell'ascoltatore: lui preferisce ascoltare prima quella cattiva, poi quella buona. Cronologicamente è anche più logico iniziare con il problema: prima c'è un problema, poi la soluzione. Infine, i risultati benefici della soluzione. Pain-Solution-Gain.
E così il tuo discorso terminerà con l'happy end.

Quindi, basa l'inizio del discorso persuasivo sulla descrizione di un problema.
E presentalo in maniera approfondita alla tua audience, assolutamente non in maniera superficiale.

Le neuroscienze offrono diversi spunti agli oratori di public speaking, per fare discorsi più memorabili.

Lo capii nel 2015, quando andai ad una conferenza di Patrick Renvoise, all'università di comunicazione a Curitiba (Brasile).

Nell'incontro furono riassunti i principi del suo libro "Neuromarketing: Understanding the "Buy Buttons" in your Customer’s Brain". In questo testo Patrick Renvoise e Christophe Morin forniscono un resoconto semplice e lucido delle basi delle scienze del cervello, applicate al marketing e alla comunicazione (neuro marketing).

I public speakers possono utilizzare questi principi in grande quantità, per migliorare sia il contenuto dei loro discorsi che la loro performance sul palco.

I 3 cervelli: razionalità, emozione, istinto

Il presupposto del neuro marketing è che la parte della mente inconscia (dedicata agli istinti) è molto più veloce e più potente della mente cosciente: quest'ultima è formata dalla parte del cervello dedicata alla razionalità e quella dedicata alle emozioni.

La maggior parte del nostro processo decisionale è controllato quindi dalla mente inconscia, che Patrick Renvoise chiama il cervello rettiliano. É quella parte del cervello preistorica, perché è nata per prima nell'evoluzione dell'uomo, ed ha da sempre il ruolo fondamentale di mantenerci vivi e sicuri.

In quanto tale, il cervello rettiliano esamina costantemente le immediate vicinanze per minacce alla nostra sicurezza e opportunità di mangiare e accoppiarsi.

Questa struttura mentale ci crea però problemi quando ci alziamo per tenere un discorso in pubblico. Il nostro nervosismo naturale - perché troviamo una grande folla di fronte a noi - fa sì che le nostre menti inconsce - il cervello rettiliano -  segnalino un pericolo.

Il pubblico si accorge di quel pericolo ed entra a sua volta in un pensiero di lotta o fuga.

L'unico modo per combatterlo è avere un "copione" positivo che ti faccia inviare messaggi felici ai tuoi nuovi amici tra il pubblico, invece di messaggi di terrore.

Discorso in pubblico: 6 ganci per parlare all'istinto di chi ascolta

L'autore P.Renvoise - nella conferenza, come nel libro - si concentra su come costruire messaggi che coinvolgeranno il tuo pubblico e li manterranno interessati.

Offre 6 ganci specifici per il "vecchio cervello" (la mente inconscia o rettiliana).
Renvoise riporta che il nostro vecchio cervello risponde maggiormente a:

1.Io.
Ovvero: il cervello di chi ascolta è più interessato a se stesso. Usa quindi la parola "tu" per rivolgerti all' "io" del pubblico, piuttosto che "lui" o "loro".
2. Contrasto
Rispondiamo rapidamente a contrasti netti - nuovo vs vecchio; pace vs guerra.
3. Dati tangibili
Sebbene le parole siano sempre un'idea generale, in riferimento ad una singola cosa (come asseriva il filosofo Locke), è meglio evitare le parole più astratte, più generiche. Sopratutto quando spieghi i benefici della tua tesi. Esempio: "Questo atteggiamento  vi porterà al successo e alla crescita". Tra il pubblico qualcuno si chiederà: "Cosa intende per successo? Che tipo di crescita? Di quanto si cresce? E in quanto tempo?", ecc.
Dimostra il beneficio concreto: ad esempio, costi e guadagni in €.
4. L'inizio e la fine.
Questo è ciò che più ricordiamo di un contenuto o di alcuni dati e, quindi, dovresti curare con particolare attenzione l'introduzione e la chiusura del tuo discorso.
5. Stimoli visivi
Rispondiamo di più alle immagini - approfondisci gli immaginari visuali: sono 9.
6. Emozione
L'emozione è un ottima "arma" per fare discorsi memorabili: per usarla bene, dovresti scegliere, prima di parlare, quali emozioni suscitare nel pubblico.
Potresti, per esempio, preparare una traccia scritta del tuo prossimo discorso in publico e accanto al testo, a sinistra, annotarti che tipo di emozione desideri suscitare nel pubblico, in certi paragrafi.
Di emozioni ce ne sono tante... e allora suggerisco anche di semplificare a 2 emozioni base, come la letizia e la tristezza. Il filosofo olandese Spinoza, con la geometra delle passioni, asserì che la letizia è il passaggio da una perfezione mentale minore ad una maggiore, la tristezza è invece un passaggio peggiorativo. Il tuo discorso potrebbe avere un'alternanza tra queste due emozioni base e i suoi derivati, come ottimismo-disapprovazione, ammirazione-ripugnanza, ecc.

L'infografica

Riempi i tuoi discorsi con questi 6 ganci e il tuo pubblico rimarrà attratto dalle tue parole.

Di seguito, la sezione dell'infografica, che Patrick Renvoise condivise nella conferenza, focalizzata in questi 6 ganci.

neoromarketing

 

Come un oratore può gestire le immagini che evoca con un’organizzazione che non sia casuale, ma piuttosto ordinata e funzionale ad un preciso obiettivo?

Con i 9 immaginari visivi.

Gli ho spiegati in 2 interventi distinti, un Club Toastmasters e agli oratori di un TEDxCoriano.
Introdotto dalla voce di Francesca Gammicchia, mi sentirai qui nella versione breve, quella per il club Toastmasters. Buon ascolto.

L’obbiettivo più ambito per un oratore non è appena fare un discorso efficace. É fare un discorso che sia anche memorabile.

Ma creare un contenuto che sopravviva nella memoria dell’uditore non è banale. Secondo ricerche, il pubblico dimentica il 90% di quello che ha ascoltato durante un evento di formazione, dopo appena 1 settimana.

Per raggiungere questo obiettivo di memorabilità si possono usare delle tecniche, ad esempio:

  • usare delle figure retoriche, ovvero un effetto - di significato o solo sonoro - come l’allitterazione, anafora, metafora, ironia…
  • inserire nel discorso delle storie (storytelling).

Ovviamente, il contenuto  delle figure retoriche o dello storytelling non deve essere già stato sentito: come spiegato dal cosiddetto effetto Von Restorff, che consiste nella tendenza del nostro cervello a memorizzare ciò che è inconsueto.

Nell'uso di queste tecniche, c’è uno strumento potente, perché si rivolge agli istinti: le immagini.

Parlare per immagini: quali?

Con quali tipi di immagini sarai più efficace? E come un oratore potrebbe gestirle tutte insieme, per suscitare una determinata reazione del pubblico?

Con la tecnica degli immaginari visivi.
E ti spiego cosa sono, nell'audio di seguito.

Parlare in pubblico con immagini memorabili: i 9 immaginari visivi

Recentemente, ho spiegato gli immaginari visivi in due interventi: uno ad un Club Toastmasters, l'altro per degli oratori di un TEDx.

Introdotto dalla voce di Francesca Gammicchia, mi sentirai qui nella versione breve, quella per il club Toastmasters. Buon ascolto!


Parlare per immagini

Quali immagini ricorrenti evocava Martin Luther King, nel suo famoso discorso "I have a dream"?

I 9 immaginari visivi che sentirai elencare nell'audio:

  1. Immaginario militare
  2. Immaginario medico
  3. Immaginario sportivo/gioco
  4. Immaginario religioso
  5. Immaginario lavorativo
  6. Immaginario naturale
  7. Immaginario economico
  8. Immaginario scoperta/viaggio
  9. Immaginario amoroso/affettivo

Per ognuno di essi, ascolterai degli esempi di come i brand li usano.

La mano è diventata sudata, la gola è secca, le mani o le gambe tremano. Il tuo incontro avrà luogo tra 10 minuti e l'unica cosa che pensi è: "E se non ci riesco?"

Sei entrato in uno stato di ansia da cui non riesci ad uscire.  E ti chiedi, preoccupato: "Come posso controllare la mia paura di parlare in pubblico?"

Non sei da solo. Come dico nel video sotto, circa il 73% della popolazione (secondo il National Institute of Mental Health in USA) ha paura di parlare in pubblico.

E secondo un'altra analisi, svolta nel Regno Unito, è emerso che tra i timori più ricorrenti ci sono: le altezze (57%), parlare in pubblico (56%) e i serpenti (52%). Sorprendente: parlare in pubblico è tra due eventi che significano pericolo di morte.

Cos'è la glossofobia?

La glossofobia è la fobia di parlare in pubblico. Molte persone riescono a gestire questa paura e controllare la situazione, ma in altri questa paura è così grande da causare problemi a scuola, a casa, al lavoro e in contesti sociali.

Le persone che soffrono di fobia sociale (che è completamente diversa dall'introversione) tendono a distorcere la valutazione delle loro esperienze, hanno pensieri negativi che abbassano la loro capacità di potere verso gli altri. Non credono quindi in se stessi, sono terrorizzati dal fallimento e dal giudizio altrui, a causa della loro credo limitante, di incapacità di esibirsi con efficacia.

Fobia di parlare in pubblico: i sintomi

paura parlareAlcuni sintomi comuni della glossofobia, la fobia di parlare in pubblico, sono:

  • sudore;
  • bocca asciutta;
  • aumento della frequenza cardiaca;
  • difficoltà a respirare;
  • tensione muscolare;
  • mal di testa;
  • gambe o braccia tremule;
  • bisogno di urinare;
  • balbettio;
  • vampate di caldo.

Problemi derivanti dalla paura di parlare in pubblico

Nella maggior parte dei ruoli professionali, le persone devono parlare pubblicamente, sia che presentino un progetto, un prodotto ai clienti o che partecipino a riunioni. Questa è una barriera per chi soffre di glossofobia e può avere diverse conseguenze, inclusa la perdita di un'opportunità di lavoro o finanziamento.
Nei casi più gravi, può portare ad un attacco di panico.

Altre complicazioni, che la paura di parlare in pubblico può causare, sono i disturbi di depressione, dovuti all'isolamento che la fobia finisce per causare.

Primo passo

Identificare le cause della paura di parlare in pubblico

Individuare le situazioni, che hanno causato l'incipit della paura di parlare in pubblico, aiuterà a comprenderla e superarla.

Sono ricorrenti queste 4 situazioni:

Le paure infantili

Le paure infantili si annidano in un'ampia gamma di episodi, come il "bullismo", esperienze di rifiuto o sofferenza nelle relazioni interpersonali, standard esagerati di perfezione dai genitori, iperprotezione o isolamento dai contatti sociali. Questi fattori possono creare eccessiva ansia nei bambini, per esprimersi in pubblico, e amplificarsi in traumi di chiusura nell'età adulta.

Così molti bambini si sentono insicuri in situazioni come: rispondere a domande in classe, leggere un testo ad alta voce e presentare documenti all'insegnante e ai compagni di classe.

E quando i bambini entrano nella prima adolescenza, possono essere più insicuri a parlare in pubblico: prendono coscienza del loro aspetto (peso, pelle, capelli, come si vestono, cambiamento del corpo) e possono avere maggiore timore ad apparire di fronte ad un gruppo di persone.

Eccessivo perfezionismo

Poiché lo "standard di perfezione" è sempre più ricercato oggi,  in società opulenta che mette al primo posto l’apparenza, è aumentata anche la paura e l'imbarazzo di mostrarsi incapaci a raggiungere standard di perfezione.

Le persone tendono quindi a caricarsi troppo, a non ammettere di commettere errori e questo livello di esigenza si riflette in un alto livello di ansia.

Timidezza

La timidezza è un problema comune per le persone introverse, i tipi "C" del modello comportamentale DISC.

Circa il 40% della popolazione si dichiara timida: in altre parole, manca di sicurezza in se stessa ed ha la sensazione di non meritare l'attenzione o la considerazione degli altri.

Ma la timidezza ha anche dei vantaggi, nel public speaking. Il timido infatti è solito fare tutto in modo molto metodico e con maggiore concentrazione rispetto agli altri, agli estroversi. Si sente insicuro del risultato delle sue azioni, da pianificarle ed eseguirle con molta cura.

La buona notizia è che parlare bene in pubblico ha bisogno di pianificazione, esecuzione, metodo. Ed esempi viventi, di ex timidi che oggi parlano efficacemente in pubblico o ai loro team, sono Bill Gates o Mark Zuckerberg.

Esclusione dal gruppo

L'eccessiva importanza data al giudizio degli altri - del nostro gruppo sociale -  causa la paura di parlare in pubblico. Gli esseri umani, infatti, tendono a ricercare accettazione e apprezzamento per non essere rifiutati e allontanati. Questo aspetto, per i nostri antenati, avrebbe messo a rischio la loro sopravvivenza.

Infatti, vivere in un gruppo era fondamentale per aiutarsi reciprocamente nel respingere i pericoli, nella caccia, nella cura dei figli. Così il nostro cervello si è evoluto identificando come una minaccia l’eventualità di essere allontanati, emarginati dal gruppo.

Secondo passo

Conoscere le soluzioni per superare la paura di parlare in pubblico

Di seguito, sette consigli pratici per superare la paura di parlare in pubblico.

Per i casi meno critici, dove la difficoltà di esporsi è focalizzata su momenti specifici, come il parlare in pubblico, il “recupero" è possibile anche con autodisciplina e esercizio, in quanto è un'abilità che può essere appresa e controllata.

E se pensi che non riuscirai ad applicare con l'esercizio i punti 4, 5 e 6, di seguito elencati, contattarci per una sezione di coaching personale.

7 consigli per superare la paura di parlare in pubblico

1. Sii consapevole dei sintomi che il corpo potrebbe manifestare

Uno dei primi consigli su come perdere la paura di parlare in pubblico è riconoscere i sintomi, elencati sopra, come: le tue mani sono sudate, la tua voce sembra tremare, il tuo cuore ha aumentato i battiti.

Sii consapevole di quello che ti sta succedendo e cerca il controllo della situazione. Controlla sopratutto i pensieri dannosi: sostituiscili con pensieri positivi. I pensieri dannosi o negativi si riconoscono perché spesso contengono parole come "sempre", "mai", "tutti", "nessuno". E già toglierle, sarebbe un passo in avanti.

2. Concentrati sul tuo respiro

Fai ampi respiri, prima di parlare. Per esempio, ispira contando lentamente fino a 5, poi espira ricontando fino a 5. Più ossigeno  affluirà al tuo cervello, al tuo corpo. E se ti concentrerai nella tua respirazione probabilmente allontanerai dalla testa anche i pensieri negativi e auto limitanti.

La respirazione è fondamentale per acquisire maggiore controllo del tuo organismo ed una buona respirazione si tradurrà anche in una voce più forte e sicura. Se sai farlo, respira con il diaframma.

E quando parli, respira con il naso anziché con la bocca. Questo diminuirà il problema di lingua o bocca secca/impastata (una delle maggiori preoccupazioni del public speaker ansioso).

3. Parla ad alta voce con te stesso

Secondo i ricercatori,  parlare ad alta voce può aumentare le prestazioni delle persone. Alcuni dei vantaggi di avere una conversazione con se stessi sono: aiuta a recuperare i ricordi, migliora la concentrazione e dà fiducia in se stessi.

Una ricerca nel 2014 di Ethan Kross dell'Università del Michigan ha dimostrato che parlare con se stessi a voce alta (non appena interiormente) può aiutare le persone a sentirsi meglio, dare loro più fiducia nell'affrontare le sfide.

Quando ti senti ansioso, pronuncia quindi frasi come: "Mario, puoi superare questa paura" o "Paola, puoi superare questa barriera e farai bene".

4. Allenati sul contenuto da dire ed evita la memorizzazione

Preparazione: questo è uno dei più grandi segreti su come perdere la paura di parlare in pubblico e dare una presentazione tranquilla ed equilibrata.

Padroneggia l'argomento, tieni presente il ragionamento logico della presentazione. Non essere tenuto in ostaggio dall'impreparazione o, dall'altro lato, da voler memorizzare tutto.  Confucio disse: "Il successo dipende dalla preparazione precedente, e senza una tale preparazione c'è sicuramente il fallimento".

Ho visto alcuni speaker di un evento TEDx (di cui sono stato coach) iniziare a preparare il loro discorso circa 2 mesi prima. E il loro discorso finale fu chiaro e impattante.

Per prepararti, allenati con persone di cui ti fidi.

5. Filma e guarda la tua performance per vedere dove puoi migliorare

Ripassa ad alta voce i punti principali della presentazione (sopratutto l'inizio e la fine) e registrati in video. Osserva le tue espressioni, ascolta la tua voce. Nota se la tua immagine è adeguata e se trasmetti fiducia.

Fai questo esercizio un paio di volte e analizza di cosa hai bisogno per migliorare. In questo modo puoi cogliere dei nuovi dettagli.

6. Parla lentamente

Quando siamo ansiosi tendiamo a parlare più velocemente. Quindi, esercitati a parlare lentamente. Sapevi che quando parliamo velocemente il nostro cervello lo vede come una minaccia?

Uno dei suggerimenti su come perdere la paura di parlare in pubblico è forzarsi di parlare lentamente e con calma, in modo che il cervello riceva informazioni di sicurezza.

7. Ricorda: un discorso perfetto non esiste

Le persone che stabiliscono standard irraggiungibili o perfetti aumentano la loro ansia.

Ricorda dunque di fare del tuo meglio (come recita anche la promessa degli scout "...prometto di fare del mio meglio"), invece di cercare di essere perfetto.


Nicola Di Grazia è specializzato in presentazioni professionali. L'obiettivo è aiutare aziende e dirigenti a ottenere una performance eccellente in presentazioni strategiche e incontri quotidiani decisivi nel mondo aziendale.

Per una sezione di coaching in public speaking, chiedi qui.

 

Il metodo S.M.A.R.T. è un modello per la definizione degli obiettivi.

Così, se hai un discorso di presentazione in un evento o una presentazione commerciale, sarà utile usarlo per chiarire l'obiettivo del tuo discorso.

"Qual'è il principale messaggio che vuoi lasciare al pubblico? Qual'è l'obiettivo?": a queste domande ho già sentito rispondere in maniera poco delineata e generica, diversi public speakers. Probabilmente non avevano usato il metodo S.M.A.R.T.

Il metodo S.M.A.R.T.

S.M.A.R.T. è un acronimo in cui ogni lettera definisce una delle caratteristiche che l’obiettivo deve avere per poter essere facilmente trasformato nel risultato desiderato.

Questo acronimo, nel tempo, è arrivato a significare cose diverse per persone diverse, ma la versione più accreditata, è quella qui sotto riportata.

Secondo questo modello, per assicurarti che i tuoi obiettivi siano chiari e raggiungibili, dovrebbero essere:

  • Specific – Specifico
  • Measurable – Misurabile
  • Achievable – Realizzabile
  • Relevant – Rilevante
  • Time Bound – Scadenzato

1. Specifico

L’obiettivo deve essere chiaro e specifico, ed altrimenti non sarai in grado di concentrare i tuoi sforzi o sentirti veramente motivato a raggiungerlo.

Affinché l’obiettivo sia chiaro e specifico deve rispondere alle 4 domande “W”:

  • What – Cosa voglio che faccia chi mi ascolta?
  • Why – Perché questo obiettivo è importante?
  • Who – Chi è coinvolto?
  • Where – Dove si trova o dove devo andare per raggiungere l'obbiettivo?

Per fare un esempio, un discorso fatto da un socio di una startup potrebbe essere pianificato per: attrarre capitali di investitori (What), che servono a lanciare campagne di pubblicità della startup per i prossimi 12 mesi (Why); ascolterà il pitch un pubblico di business angels e aziende interessate ad investire in statup tecnologiche (Who) e il discorso sarà fatto allo Statup Weekend di Milano (Where).

Così, non sembra esser chiaro l'obiettivo del pitch (con la definizione del "what" e "who") per questo socio della startup Watly. Infatti nel video, alla sezione di domande aperte (puoi vedere dopo 3 minuti di presentazione-pitch) viene chiesto allo speaker, da un'investitore: "Ma cosa ti aspetti da noi? Non ci hai chiesto nulla".

Discorso presentazione evento: esempio di quando l'obiettivo del discorso è fumoso

Al minuto 25' l'incipit del discorso cattura decisamente l'attenzione, però poi....

2. Misurabile

L’obiettivo deve essere misurabile, così da poter monitorare i tuoi progressi, sostenere la motivazione ed avere un metro di misura o un’evidenza del raggiungimento dell’obiettivo.

Affinché l’obiettivo sia misurabile dove rispondere alle seguenti domande:

  • Quanti?
  • Come saprò quando sarà realizzato?

Nel public speaking potresti quindi definire quante persone vuoi che siano presenti all'evento. O quante persone, alla fine del discorso, seguiranno il tuo invito all'azione che, di solito, si pianifica in fondo al discorso.

Oppure potresti porti l'obiettivo numerico di quante persone ti chiederanno il contatto (biglietti da visita, email, connessione Linkedin), per saperne di più.

3. Realizzabile

Il tuo obiettivo deve essere realistico e raggiungibile. Magari ambizioso, ma commisurato alle tue risorse e capacità.

In altre parole, dovrebbe espandere le tue abilità ma rimanere comunque possibile.

Affinché l’obiettivo sia raggiungibile deve rispondere a domande come:

  • Quanto è realistico l’obiettivo?

4. Rilevante

Questo passaggio consiste nell’assicurarti che il tuo obiettivo sia importante per te.

Prima di scegliere di dedicare tempo, risorse, denaro (ad esempio, potresti pagare un grafico, per sistemarti le slides, o potresti investire in public relations, per aumentare il richiamo all'evento dove parlerai) alla preparazione del discorso, è importante chiedersi se ne vale davvero la pena, analizzando il rapporto costi/benefici e assicurandoti che si allinei con altri obiettivi correlati.

5. Time-bound

Ogni obiettivo ha bisogno di una scadenza su cui concentrarsi e qualcosa su cui lavorare.

Questo criterio ti aiuta a impedire che le attività quotidiane abbiano la priorità sugli obiettivi a lungo termine.

Solitamente un obiettivo “legato” al tempo risponde a queste domande:

  • Quando sarà il discorso?
  • Cosa posso fare oggi per lavorare al miglioramento del discorso da fare?

Con questi 5 punti definiti, avrai maggiore visione nella stesura del tuo discorso e degli argomenti da mettere in priorità.
E se chiederai aiuto ad un coach per la preparazione del tuo discorso, questi sarà in grado di consigliarti in maniera ancora più precisa.

Discorso presentazione evento: scegli un relatore professionista.

Se cerchi un relatore per il tuo prossimo evento aziendale, approfondisci qui.

 

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