
Nell'ultimo anno ho letto diversi libri: alcuni interessanti, altri meno. Ma ce n'è uno che spicca su tutti, un'esperienza di lettura che mi ha aperto la mente e illuminato prospettive che non avevo mai considerato: "Sapiens. Da animali a dèi: Breve storia dell'umanità" di Yuval Noah Harari.
Il libro mi fu consigliato, durante una cena, da Elia Zuccaro e Enrico Zanieri, soci Toastmasters. Li ringrazio ancora per quel suggerimento.
Se siete alla ricerca di un libro che analizzi la storia dell'umanità in modo avvincente, e vi fornisca anche strumenti potenti per la comunicazione, allora valutate di leggere "Sapiens".
L'autore Harari ci guida in un viaggio che parte dai primi ominidi e arriva fino a un futuro in cui, secondo lui, l’uomo potrebbe trasformarsi in una sorta di dio.
Uno degli aspetti più affascinanti del libro è la capacità di farci immedesimare con i nostri antenati. Provate solo a immaginare: per la stragrande maggioranza della nostra esistenza, siamo stati raccoglitori e cacciatori. I nostri ritmi erano scanditi dal sole, dalle stagioni, dalla ricerca di cibo. La vita in città, l'ufficio, la tecnologia che ci circonda sono un'invenzione recentissima, un battito di ciglia nella lunga storia dell'Homo Sapiens. Questa prospettiva temporale, da sola, è sufficiente a farci riconsiderare molte delle nostre certezze.
Un altro punto cruciale analizzato nel libro è il motivo per cui i Sapiens hanno avuto la meglio sui Neanderthal, una specie umana più robusta e fisicamente adattata a climi freddi. La risposta, secondo Harari, non risiede tanto nella forza fisica o nell'intelligenza individuale, quanto nella nostra capacità di cooperare in grandi gruppi. Ma come è stato possibile questo salto evolutivo?
La chiave sta nella "Rivoluzione cognitiva", avvenuta 70000 anni fa, è un periodo cruciale nella storia della nostra specie in cui abbiamo sviluppato la capacità di creare e credere nelle "realtà immaginate". Storie, miti, religioni, nazioni, aziende: tutte queste sono costruzioni sociali, narrazioni condivise che ci permettono di collaborare con un numero elevatissimo di individui che non conosciamo personalmente. I Neanderthal non avevano invece questa capacità così sviluppata.
Ed è qui che il libro diventa una miniera d'oro per chiunque si occupi di public speaking. Harari sottolinea con forza l'importanza della narrazione nel plasmare le società umane. Le storie ci uniscono, ci danno un senso di appartenenza, influenzano il nostro comportamento e le nostre credenze.
Il libro descrive diversi esempi, come la creazione della Peugeot nel 1896. Armand Peugeot (in foto), una persona fisica, attraverso un processo legale e la condivisione di una narrazione (il codice francese che definisce le società a responsabilità limitata), ha creato un'entità giuridica indipendente da sé. La "Peugeot SA" poteva contrarre debiti, essere citata in giudizio, esistere e prosperare anche dopo la morte del suo fondatore. E far continuare a lavorare/crederci a migliaia di persone in tutto il mondo, sotto i valori di Peugeot ( innovazione, design distintivo, libertà, ecc.) .
Come ha fatto Peugeot, l'uomo, a creare Peugeot, l'azienda/narrazione? Allo stesso modo in cui, secondo Harari, i sacerdoti e gli stregoni hanno creato dèi e demoni: raccontando storie e convincendo gli altri a crederci.
La vera sfida non è tanto raccontare una storia, quanto convincere gli altri della sua veridicità o, quantomeno, della sua rilevanza. Gran parte della storia umana è la storia di come siamo riusciti a convincere milioni di persone a credere a narrazioni specifiche su divinità, nazioni o aziende. In altre parole, a delle "realtà immaginate".
Una realtà immaginata non è la stessa cosa di una menzogna, si precisa nel libro. Mentire significa dire, ad esempio, che c’è un leone vicino al fiume quando si sa benissimo che non è vero. Questo è inganno, puro e semplice. E non è una capacità esclusiva dell’essere umano: anche alcuni animali, come gli scimpanzé o i cercopitechi, sanno mentire. Si è osservato, per esempio, un cercopiteco lanciare un falso allarme — “Leone!” — quando non c’era alcun predatore in vista. Il suo obiettivo? Far fuggire un altro membro del gruppo che aveva trovato una banana, per potersela prendere lui.
Ma le cose cambiano quando parliamo di una realtà immaginata. Non si tratta di un inganno individuale, ma di una costruzione collettiva. È qualcosa a cui molte persone credono insieme. E finché questa convinzione condivisa, questa narrazione, resiste allora ha effetti reali sul mondo.
Significa che per influenzare il tuo pubblico, per cambiare una situazione, per motivare all'azione, devi diventare un abile narratore. Non basta presentare dati e fatti (anche se importanti).
Devi costruire storie che risuonino con il tuo pubblico, che tocchino le loro corde emotive, che creino un senso di connessione e di scopo condiviso.
Come accennato, costruire narrazioni efficaci non è affatto semplice. Possiamo però facilitarci il compito con l’aiuto di alcuni schemi, come questo:
Immagina di dover presentare un progetto per la raccolta fondi di una nuova scuola. Potresti semplicemente elencare i dati demografici e le statistiche sulla mancanza di istruzione nella zona. Oppure, potresti iniziare raccontando la storia di un bambino di quella comunità, le sue difficoltà, i suoi sogni e come la nuova scuola potrebbe cambiare la sua vita e quella di molti altri. Potresti descrivere la passione degli insegnanti, la comunità che si unisce per un obiettivo comune. Invece di presentare solo numeri, racconteresti una storia di speranza, di opportunità e di impatto sociale. Questa narrazione, se ben costruita, avrà un potere persuasivo molto maggiore dei semplici dati. È una narrazione che risveglia il tuo spirito da Homo sapiens, piuttosto che quello di un Neanderthal — come suggerirebbe Harari.
Se vuoi diventare un public speaker efficace e influente, la lettura del libro "Sapiens" è un investimento prezioso nel tuo futuro. Ti aprirà gli occhi sul vero motore del successo umano e ti fornirà alcuni strumenti concettuali per costruire narrazioni che non solo informano, ma che ispirano e trasformano.