
Ad Harvard lo indicano chiaramente: tra le 10 tecniche fondamentali per migliorare il public speaking, una delle più potenti è usare l'umorismo.
Semplice a dirsi. Terribilmente difficile a farsi.
Perché se c'è una cosa che ho imparato organizzando ComicMasters — un corso dedicato proprio all'humor applicato all'oratoria — è che la comicità è una tecnica di public speaking tra le più avanzate. Ma anche quella con il ritorno più alto. Quando funziona, non ti dimentica più nessuno.
Proviamo a pensarci: chiunque può imparare a organizzare un discorso in modo logico, a usare pause efficaci, a guardare negli occhi il pubblico. Ma far ridere una sala — far sì che una battuta arrivi, che il tempo comico sia giusto, che la risata esploda nel momento preciso in cui la vuoi tu — è un'altra storia.
Ho letto due libri che mi hanno cambiato la prospettiva su questo: Lezioni di Comicità di M. Andreone e Stand Up Comedy di Filippo Losito. Entrambi smontano un mito fondamentale: che il senso dell'umorismo sia un talento innato con cui si nasce. Non è proprio così. La comicità ha una grammatica, una struttura, una tecnica. Si studia. Si allena. Si costruisce. Se poi ce l'hai anche per predisposizione, tanto meglio.
E i benefici, quando la padroneggi, sono enormi:
La comicità nasce quasi sempre da un'aspettativa delusa. Costruisci una direzione nella mente del pubblico, poi ci giri bruscamente. Non è abbastanza dire "mi sono preparato molto": devi portare il pubblico dentro quella preparazione, fargli sentire la serietà, e poi far "cadere" tutto.
Una delle battute più celebri che incarna questo meccanismo è di Woody Allen nel film Prendi i soldi e scappa (1969):
"Mio padre era un uomo molto severo, ma giusto. Mi ha insegnato i grandi valori della vita: l'onestà, il rispetto per il prossimo, l'importanza del lavoro duro e della lealtà. Non mi ha mai picchiato... tranne che per legittima difesa."
È forse la tecnica più potente e più sottovalutata. Parti da un piccolo problema reale — qualcosa che il pubblico riconosce — e ne esageri le conseguenze fino all'assurdo, in una catena di causa-effetto che precipita sempre più in basso. È la logica del "se succede A, allora succede B, quindi C, e alla fine Z" dove Z è qualcosa di completamente catastrofico e ridicolo.
Un esempio: "Se arrivi in ritardo alla presentazione, i colleghi ti guardano storto. Se ti guardano storto, inizi a sudare. Se inizi a sudare, il microfono scivola. Se il microfono scivola, lo insegui sul palco. Se lo insegui sul palco, rovesci il pc. Se rovesci il pc, perdi le slide. Se perdi le slide, improvvisi. Se improvvisi, dici cose che non avresti mai dovuto dire. E così, per essere arrivato tre minuti in ritardo, hai involontariamente rivelato a tutta l'azienda che odi le cravatte del capo."
La struttura funziona perché ogni passaggio è logicamente plausibile, ma l'accumulo porta a un risultato sproporzionato.
Ecco un esempio autorevole, con Walter Chiari. Vale la pena vederlo.
Una parola che significa due cose, un gesto frainteso, un oggetto usato nel contesto sbagliato: l'equivoco è la struttura comica più antica della storia del teatro, da Plauto a Totò e Mr. Bean. Nel public speaking funziona benissimo quando hai un termine tecnico del tuo settore che in italiano comune suona come qualcos'altro, oppure quando descrivi una situazione che il pubblico può interpretare in due modi simultaneamente.
Ridere di sé stessi è la forma di humor più sicura e più efficace nel public speaking — ed è anche quella che richiede più coraggio, il che la rende doppiamente potente. Chi ride dei propri limiti dimostra una sicurezza che nessuna slide di curriculum può trasmettere.
La chiave è essere specifici, non generici. "Ho sbagliato" non fa ridere.
Elenchi tre elementi di cui i primi due seguono un pattern logico e il terzo lo rompe. La struttura funziona perché il cervello umano, dopo due elementi omogenei, si aspetta un terzo dello stesso tipo — e la rottura sorprende proprio nel momento in cui era più rilassato.
"Per prepararmi a questo intervento ho riletto i classici del management, ho intervistato dieci CEO di aziende Fortune 500, e ho guardato l'intera quinta stagione di Suits."
La terza voce deve essere abbastanza lontana dalle prime due da sembrare quasi un incidente — ma abbastanza riconoscibile da essere vera. Il pubblico ride perché sospetta che sia vera. E di solito lo è.
Il mondo politico offre alcuni degli esempi più memorabili di humor applicato al public speaking.
Barack Obama è probabilmente il politico contemporaneo che ha usato l'humor con più maestria. Al White House Correspondents' Dinner — una cena annuale in cui il presidente fa un monologo dentenzialmente simpatico davanti alla stampa — Obama eccelleva.
Qui scherza (a 5 minuti di video) su come lui sia peggiorato e invecchiato nel tempo dei suoi 8 anni alla Casa Bianca, rispetto alla moglie. (testo del discorso integrale)

Ronald Reagan era soprannominato "The Great Communicator" anche per la sua capacità di usare humor e storytelling. Famosa la sua battuta durante il dibattito presidenziale del 1984 contro Walter Mondale, quando gli fu chiesta la sua età avanzata come potenziale limite: "Non farò dell'età un problema in questa campagna. Non sfrutterò, a fini politici, la giovinezza e l'inesperienza del mio avversario." Anche Mondale rise. Reagan vinse in 49 stati su 50.
In Italia, Beppe Grillo ha costruito gran parte della sua carriera politica applicando ai comizi tecniche tipiche della stand-up comedy.
Su un altro versante, Matteo Renzi ha spesso fatto ricorso a metafore e similitudini per colpire avversari e criticare progetti politici. Si pensi, ad esempio, al paragone tra il governo Meloni e la famiglia Addams, utilizzato per costruire un’immagine caricaturale e facilmente memorizzabile.
Nel mondo aziendale, l'humor è ancora sotto utilizzato per paura di sembrare poco professionali. Un errore.
Quando nel gennaio 2007 presentò il primo iPhone sul palco della Macworld Conference, Jobs creò uno dei momenti comici più celebri della storia del business. Prima di mostrare il vero iPhone, annunciò che Apple stava per lanciare tre prodotti rivoluzionari: un iPod con i controlli touch, un telefono cellulare e un dispositivo internet. Li ripeté più volte, mentre il pubblico iniziava a capire. Poi, come slide, mostrò un iPod con una rotella gigante inserita in un telefono a rotella, con sopra uno schermo minuscolo — un grottesco ibrido impossibile, uno di quegli oggetti che nessuno comprerebbe mai.
La sala scoppiò a ridere (a 3 minuti circa del video). Jobs non aveva fatto nessuna battuta verbale. Aveva lasciato che l'immagine parlasse da sola.
Ecco il consiglio più pratico che do a chi si avvicina per la prima volta all'humor nel public speaking, e che ho elaborato durante ComicMasters: non devi fare la battuta tu. Può farla una slide.
Richard Branson, fondatore di Virgin, è famoso per le sue presentazioni in cui irride costantemente le grandi corporation, compresa la sua.
Quando Virgin America vinse il premio di miglior compagnia aerea degli Stati Uniti, disse in conferenza stampa: "Finalmente. Ci ho messo solo 7 anni e qualche centinaio di milioni di dollari."
Dopo aver progettato e guidato il percorso Comicmasters con circa 20 partecipanti, ho capito che far ridere e gestire l'umorismo sul palco non è affatto banale. Tuttavia, per chi vuole iniziare, esistono delle vie d'accesso più semplici di altre. A mio avviso, le tecniche d'ingresso più accessibili sono:
Mostrare un'immagine divertente o inaspettata – come faceva Steve Jobs – rimane il punto d'ingresso più facile.

Non richiede un timing perfetto o una voce da attore comico. Richiede soltanto due cose: trovare l'immagine giusta per quel preciso momento e avere il coraggio di proiettarla, lasciando che sia lo schermo a parlare per te.
Consiste nell'utilizzare un'immagine paradossale ed esagerata per descrivere una situazione, una tecnica usata spesso da Matteo Renzi, come descritto sopra.
Altro esempio. Durante un mio discorso, per spiegare la mia totale mancanza di competenza su un argomento, dissi: "Su questo tema sono autorevole quanto un gatto che propone un corso di nuoto". Il pubblico scoppiò a ridere. Quella battuta - con la tecnica di autodeprecazione - funzionò perché univa l'autoironia a una forte immagine visiva, e ovviamente l'avevo pianificata prima la metafora: l'umorismo efficace sul palco si prepara, non si improvvisa.
Spero che questo spunto possa esserti utile e, se vuoi approfondire ulteriormente questi strumenti e imparare a usarli in modo efficace nella tua comunicazione, puoi seguire uno dei miei corsi di comunicazione.